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Ski Sprint: “cara” neve!

Scritto da Greta Ruaro

Il 26 dicembre si terrà l’attesissima Ski Sprint, campionato italiano di sci da fondo, arrivata ormai alla 14° edizione, anche questo anno curata da dall’U.S. Primiero.

Tra tutte le gare di sci di fondo che troviamo sul territorio nazionale è certo tra le più caratteristiche per la sua contestualizzazione: il circuito di gara, di 400m, viene infatti allestito all’interno del centro urbano di Fiera di Primiero, ed anche questo anno lo spettacolo sarà garantito, con le luci natalizie, le transenne di legno, gli allestimenti…

Nel comunicato stampa del U. S. Primiero del 25 novembre scorso leggiamo che l’evento, sentitissimo per tutta la Valle di Primiero, vedrà competere le stelle dello sci da fondo azzurro, ed anche se ancora non si sono divulgati i nomi degli atleti che parteciperanno c’è grande attesa per le “stelle nostrane” che certo non mancano e che ci inorgogliscono. La portata nazionale dell’evento è garantita dalle riprese RAI e ha un indubbio richiamo per appassionati e curiosi. Insomma è un piccolo gioiellino natalizio che va ad inserirsi nell’offerta invernale che dà la nostra Valle a turisti e residenti.

Leggiamo poi, in un precedente comunicato, che:

Per preparare il tracciato di gara, un anello ricavato nella zona pedonale di Fiera, vengono prodotti ogni anno quasi mille metri cubi di neve programmata, poi stesi e battuti lungo i 400 metri della pista, lungo la quale si assiepano migliaia di spettatori per ammirare gli specialisti delle sprint gareggiare in una cornice semplicemente magica.

E qui qualche perplessità si fa sentire nel momento in cui si legge “quasi mille metri cubi di neve programmata“, soprattutto associata all’immagine di cosa poi diventino, a gara finita. È importante tentare di visualizzare questa enorme montagna di neve artificiale: mille metri cubi. Questa neve viene sparata e portata in loco da camion per poi venir smantellata appena il giorno dopo, sempre ovviamente con trasporto su gomma, il che forse ci fa venire in mente che non è molto coerente con l’idea di Green Way Primiero che cerchiamo di promuovere (ACSM in primis nonostante sia anche una delle aziende promotrici della competizione).

Ma proviamo a fare qualche conto, insieme.
Parlando di neve artificiale, sappiamo che un metro cubo di neve artificiale significa 400/500 kg (ovvero litri) di acqua e che il consumo energetico per metro quadrato di pista varia tra i 0.2 e i 2.8 kWh, tra cannoni e battitura della pista.
Nel nostro caso abbiamo quindi 400*1000 litri di acqua minimi necessari, e ipotizzando una larghezza media di 3 metri, abbiamo ben 1200 metri quadri di pista che dà come stima di spesa energetica un valore tra 240 e 3360 kWh, a seconda dei macchinari utilizzati e delle condizioni in cui il processo di produzione di neve avviene.

Questo serve per la realizzazione effettiva del circuito, ricordando che nonostante l’inquinamento acustico dei macchinari sia tenuto sotto controllo, questi non sono certo una manna per l’ambiente in cui vengono collocati, anche se per brevissimo tempo. Inoltre forse si potrebbe mandare un pensiero ai bacini di raccolta idrica per l’innevamento che faticano a riempirsi e alla portata dei nostri torrenti (che sono quelli ci forniscono l’energia) che in questi tempi faticano a rimanere nei livelli di norma.

Ski Sprint

Quello che più impensierisce è però la precarietà che presenta il tutto. Vale la pena, cioè, impiegare tante e tali risorse per un evento isolato, che è in un certo senso fine a se stesso, senza valutare possibili e altrettanto valide alternative?
Senza considerare l’eventualità, che purtroppo è probabile visti i cambiamenti climatici in atto negli ultimi anni, che le temperature non siano ottimali o che, nella peggiore delle ipotesi, sopraggiunga la pioggia (e ci auguriamo tutti di no).
Davvero il nostro territorio, unico al punto da essere dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, non sa offrire una cornice altrettanto emozionante ma collocata magari ad una quota più compatibile con la materia prima (la neve)?

Certo lo splendido contesto d’un centro storico così particolare, il fatto che ai lati della pista ci sia una cortina di case (e soprattutto attività commerciali) è qualcosa di unico e apprezzabile, come anche il fatto che non si debba salire in quota per seguire una gran bella gara come invece si deve fare per altri eventi simili ma la si possa raggiungere comodamente a piedi dal proprio hotel o abitazione.  Inoltre è vero che la neve viene per lo più “riciclata” negli impianti di fondo valle come ad esempio nella pista da fondo di Imèr.
Ma tutto questo, se messo su una bilancia e contrapposto a quanto detto prima, regge il gioco?

Forse sì, ed è probabilmente il motivo per cui l’evento viene riproposto annualmente nella stessa formula, ma ci piace credere che tutte queste considerazioni siano state fatte a monte, esaminate e approfondite, confrontate con possibili alternative e infine scelte come le più valide e compatibili con risorse energetiche, materie prime, aspetti di smaltimento, impronta ecologica, fruibilità del pubblico, clima locale e immagine dell’evento.

Se interessa il tema dell’innevamento artificiale suggerisco questa lettura, che per quanto possa sembrare orientata verso l’ambientalismo riporta molti dati (oggettivi) interessanti e spunti da cui partire per una riflessione, se vogliamo, più oggettiva.

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Greta Ruaro

Fin dall’infanzia faceva disperare tutti con estenuanti “perché?”. Ora che finalmente si fa le sue ricerche per conto suo desidera redimersi, offrendo dei “perché…”: CartaPesta News le dà questa opportunità.
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