Cultura

Intervista a Chiara Massacesi: “regista” di Nutrire il Domani

Scritto da Greta Ruaro

Nei precedenti articoli a tema “Nutrire il Domani” (Turismo e allevamento: Primiero lancia la sfida, Turismo e allevamento: gli albergatori ospitano gli allevatori, Turismo e allevamento: al via il gemmellaggio stalla-albergo) riguardanti l’iniziativa che vede congiunti allevatori e albergatori, si è parlato della regia di Chiara Massacesi; ci è sembrato molto interessante andare più a fondo, scoprendo chi è questa ragazza e quali risorse ha saputo dare al nostro territorio.

Persona molto cordiale e gentile, Chiara ci ha raccontato in una piacevole intervista la sua storia accademica, i suoi progetti e le sue esperienze vissute a cavallo tra due continenti, Europa e Oceania.

Dopo la laurea specialistica in Scienze Politiche e Relazioni Interanzionali a Roma3, segue con Organizzazioni non governative. Successivamente lavora nell’ambito della giustizia ambientale ed entra in contatto con il WWF ed il tema del turismo sostenibile, tema che diventerà poi il suo ramo prediletto.
Per ben cinque anni lavora per il WWF, due dei quali dedicati ad un progetto che potremmo definire il fratello di quello che ha sviluppato, poi, sul nostro territorio: in Basilicata, nel giovanissimo Parco dell’Appennino Lucano, cura un progetto di confronto tra le aziende del settore primario che si sono trovate improvvisamente calate in un contesto protetto (quello del Parco) con il quale dovevano rapportarsi per trovare una via di compromessi e di crescita congiunta.
Come Chiara dice, in quel caso si è trattato di un progetto già delineato dal WWF, nel quale agricoltori ed allevatori non hanno avuto la fortuna, come invece è avvenuto qui, di avere molta voce in capitolo nella definizione del progetto stesso.

Terminato questo progetto si trova di fronte all’interrogativo che accomuna tutti i giovani:
“Sentivo che o decidevo di sedermi oppure no”, come lei stessa ci confessa.
La sua è stata la scelta più coraggiosa: si lancia verso l’Oceania, nello specifico la Nuova Zelanda, nella speranza di poter sfruttare la sua laurea e le sue esperienze lavorative in quel territorio, così ricco di Parchi e attento al turismo sostenibile.
Purtroppo però nemmeno le lauree specialistiche aiutano e grazie ad un WWOOF (Willing Workers On Organic Farms, ovvero il permesso di lavorare nelle fattorie in cambio di vitto e alloggio) Chiara per dieci mesi si sposta di azienda in azienda svolgendo i concreti lavori di fattoria.

Chiara volentieri si mette in gioco, amando la concretezza più della teoria; certo questo modo di porsi è stato importantissimo per comprendere davvero fino in fondo l’essenza dei lavori che stanno a monte della filiera del latte.

 

Come spesso accade, per caso, durante una visita alla più antica università della Nuova Zelanda a Dunedin, entra in contatto con la docente australiana Freja Desbiolles che le consiglia di tentare il bando per un dottorato di ricerca.
Pur temendo che questo la allontanasse dalla sfera pratica per tornare nel mondo accademico, Chiara ci prova e ce la fa.

Forte di questo dottorato ha scelto di svolgere la ricerca sul campo proprio in Trentino, scegliendo il nostro territorio per la presenza del Parco, per le sue dimensioni raccolte e per le sue peculiarità di territorio vocato ad un turismo ancora autentico e non “di massa”.

“Il primo anno di ricerca mi ha portato, zaino in spalla, a conoscere tutte le malghe e le persone che in esse operano.”

 

Il momento in un certo modo conclusivo della fase di ricerca è stata ovviamente la Desmontegada, grazie alla quale Chiara fa suo un concetto molto importante: se l’allevatore un tempo forse era considerato un impiego secondario, a cui si dedicavano gli “umili”, le cose al giorno d’oggi sono decisamente cambiate. Il ruolo dell’allevamento è, in un territorio come il nostro, molto importante sia per l’economia agraria sia per la cura del paesaggio montano sia, grazie a progetti come questo, per il turismo.
La Gran Festa del Desmontegàr nella quale gli allevatori diventano i protagonisti assoluti, se da un lato ha perso un po’ di spontaneità trasformandosi in una sorta di rappresentazione a beneficio di turisti e appassionati di folklore, dall’altro non va dimenticato il valore culturale che in sé porta: è uno degli ormai pochi momenti che ancora mostrano il legame tra l’uomo e la natura, con il ciclo annuale delle stagioni.

Ricordiamo poi la conferenza, testa di ponte dell’intero progetto “Nutrire il domani” (si può ancora trovare il programma completo, per chi fosse interessato, qui) dello scorso 10 giungo, alla quale Chiara ha potuto fare da regista; incentrata sul rapporto tra turismo e mondo degli allevamenti, hanno partecipato con entusiasmo tutti gli attori del progetto: l’Unione Allevatori, il Caseificio, Associazione Albergatori, Slow Food, La Strada dei formaggi delle Dolomiti, e personalità di spicco nel mondo accademico come la Fondazione MACH di San Michele all’Adige e le Università di Bologna e di Trento. Lo scopo era di trovare affinità tra i due mondi individuando quella formula che, accomunandoli, potesse fare da base a una crescita sinergica.
Terminato questo impegno si è rivolta per qualche mese ad altre realtà, tornando anche, finalmente, più vicino a casa.
Ma il seme, lasciato in terreno fertile, ha saputo germogliare e così il Caseificio in qualità di committente, ha richiamato Chiara affinché portasse avanti, concretizzandolo, il suo progetto.
Felicissima di vedere un risultato così forte, lei ha quindi chiesto un’aspettativa di un anno per il suo dottorato ed ha accettato la sfida.

La ricerca sul campo si è svolta a stretto contatto con tutte le pratiche quotidiane delle malghe, compreso il rapporto con un turismo non ancora “di massa” e che conserva in sé una sorta di genuinità; uno dei motivi per i quali Chiara ha scelto il nostro territorio piuttosto di altri.

 

Il progetto “Nutrire il domani” vede tre ramificazioni: una prima è rivolta agli allevatori; coinvolge anche  il professor Scotton dell’Università di Padova e il Centro di Trasferimento Tecnologico della fondazione Mach che metterà a disposizione i suoi tecnici per seguire concretamente i dieci allevatori aderenti all’azione pilota nella cura e gestione dei propri prati, la finalità di questa è l’individuare e migliorare i punti deboli del processo di produzione; una seconda rivolta al connubio allevatori-albergatori con “Adotta una stalla”, che prevede una sorta di gemellaggio tra una struttura ricettiva ed una specifica azienda agricola; infine una terza rivolta al Caseificio e ai ristoratori con “Adotta un prodotto”, che consiste nella realizzazione di ricette proposte dagli chef dei ristoranti utilizzando i prodotti di altissima qualità del Caseificio. Queste ricette saranno disponibili sul sito del Caseificio e delle strutture ricettive ma anche sui prodotti tramite un QR Code.
Il fine di tutte queste iniziative è di aumentare la qualità dei prodotti, di dar loro più visibilità e di renderli infine più appetibili al mercato, tutto questo non può portare altro che una significativa crescita qualitativa del turismo locale che sta uscendo dall’ottica di turismo principalmente vocato all’invernale/sportivo aprendosi al mondo dell’enogastronomia, della cultura e del paesaggio.

Come molto modestamente dice Chiara, il suo lavoro è stato soprattutto quello di raccogliere i vari fili di fatto già esistenti in contesti molto validi ma purtroppo frammentari ed intrecciarli assieme. La tela ora è quasi ultimata e il disegno sembra promettere molto bene; ora che tra non moltissimo continuerà per la sua strada che la condurrà lontano da noi, Chiara spera che sorga una nuova figura che la sostituisca e che sappia portare avanti, sviluppando magari ulteriormente, il lavoro da lei iniziato.

Ci piace chiudere questa intervista con un ringraziamento che Chiara vuole esprimere al nostro territorio:

Mi piacerebbe far capire quanto sia stata importante questa esperienza per me, questo territorio e tutte le persone con cui sono entrata in contatto mi hanno fatto vedere il mondo con occhi diversi: non c’è bisogno di andare dall’altra parte del mondo per fare esperienze nuove ma si possono fare anche restando a casa nostra, semplicemente guardando in modo diverso la propria realtà, aprendosi a quello che ci offre.
Nel mio caso ho potuto guardare in modo nuovo e più complesso il rapporto tra turismo e agricoltura, tema della mia ricerca.

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Greta Ruaro

Fin dall’infanzia faceva disperare tutti con estenuanti “perché?”. Ora che finalmente si fa le sue ricerche per conto suo desidera redimersi, offrendo dei “perché…”: CartaPesta News le dà questa opportunità.
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